Cambiare sviluppatore del sito: cosa farti consegnare
Dominio, codice authinfo, hosting, accessi, licenze e backup: cosa chiedere al vecchio sviluppatore prima di cambiare, e in che ordine farlo.

Indice dei contenuti
- Cosa ti serve prima di cambiare sviluppatore del sito web
- Il dominio: il codice authinfo e chi risulta registrante
- Hosting, codice e backup: il sito vero
- Licenze e account di terzi: dove si perdono le cose
- Come chiedere il passaggio senza litigare
- Errori comuni quando si cambia sviluppatore
- Domande frequenti
- Il primo passo: l'inventario, prima di scrivere a chiunque
Come racconta il Post, dal 22 ottobre in Italia, per alcuni prodotti come elettrodomestici e dispositivi elettronici comprati dopo il 31 luglio 2026, i produttori non possono usare clausole o componenti pensati per ostacolare i tecnici indipendenti. Per i siti web, che io sappia, non c’è niente di simile. Se vuoi cambiare sviluppatore del sito, la libertà di farlo dipende da cosa hai in mano il giorno in cui decidi: dominio, accessi, copie, licenze.
In sintesi: per cambiare sviluppatore del sito web senza perdere niente servono cinque cose a tuo nome: il dominio con il suo codice authinfo, l’account dell’hosting, un accesso da amministratore tuo, una copia completa di file e database, le licenze e gli account dei servizi collegati (Analytics, Tag Manager, plugin a pagamento). Le chiedi prima di comunicare il cambio, non dopo.
Cosa ti serve prima di cambiare sviluppatore del sito web
L’elenco si fa prima di scrivere a chiunque. Apri un foglio e segna, voce per voce, se ce l’hai, se ce l’ha lo sviluppatore o se non lo sai. Le voci segnate “non lo so” sono quelle da chiarire per prime.
| Cosa | Perché ti serve | Dove di solito sta |
|---|---|---|
| Dominio e codice authinfo | Senza, non sposti il dominio, e con lui l’indirizzo del sito | Pannello del registrar |
| Account dell’hosting | È dove vive il sito, e dove arrivano le fatture | Spesso a nome dello sviluppatore |
| Accesso amministratore | Per lavorare senza chiedere permesso a nessuno | Bacheca di WordPress o pannello della web app |
| Backup di file e database | Senza una copia completa, gli accessi non bastano a ricostruire il sito | Hosting, plugin di backup, repository |
| Licenze e account di terzi | Plugin a pagamento, Analytics, Search Console, email | Sparsi, spesso legati a un indirizzo email non tuo |
Non serve essere tecnici per compilarla. Basta guardare a chi arrivano gli avvisi di rinnovo: se finiscono nella casella del programmatore e non nella tua, quella voce va trasferita.
Il dominio: il codice authinfo e chi risulta registrante
Il dominio è la voce più difficile da riprendersi e la più semplice da verificare. Per i domini .it la persona o l’azienda a cui il dominio è intestato si chiama registrante. Il nome lo trovi nell’area clienti del registrar (per le persone fisiche i dati pubblici spesso non lo mostrano in chiaro). Se risulta il nome del tecnico o della sua agenzia, l’indirizzo formalmente appartiene a loro, anche se lo paghi da anni.
Per spostare un .it serve l’authinfo, un codice che identifica il dominio. Il Registro .it, nelle sue domande frequenti, scrive che il registrar (la società dove il dominio è registrato, attraverso cui passano tutte le operazioni) è tenuto a comunicare questo codice al registrante. E aggiunge un punto che pochi conoscono: il registrante può contattare il Registro se il registrar non è rintracciabile o si rifiuta di fornire il codice. Quindi, se l’intestatario sei tu, il codice ti spetta, e se te lo negano hai una strada per chiederlo.
Se il registrante non sei tu, la prima cosa da chiedere è il cambio di intestazione. Conviene farlo finché i rapporti sono cordiali, perché richiede la collaborazione di chi oggi risulta titolare.
Hosting, codice e backup: il sito vero
Se il sito è WordPress
Un sito WordPress è fatto di due parti: i file (tema, plugin, immagini caricate) e il database (testi, pagine, impostazioni, utenti). Una copia che ne contiene soltanto una non permette di ricostruirlo.
Chiedi un utente amministratore intestato a te, con la tua email. Non la password del profilo di chi lo ha costruito: un profilo tuo. Nella documentazione di WordPress l’amministratore è il ruolo che ha accesso a tutte le funzioni di gestione del sito, e la tabella dei permessi della stessa pagina include la creazione e l’eliminazione degli utenti. Con quel ruolo, a trasloco finito, revochi l’ingresso al precedente fornitore senza domandare nulla.
Prima di toccare qualunque impostazione, fai scaricare una copia di sicurezza completa e aprila per controllare che dentro ci sia davvero roba. Un archivio da pochi kilobyte non contiene un sito.
Se è una web app o un gestionale
Qui l’elenco cresce. Oltre all’hosting ci sono il repository del codice (di solito su GitHub o GitLab), il database, spesso su un servizio separato, e le variabili d’ambiente: le chiavi che collegano l’applicazione ai pagamenti, all’invio delle email, alle API esterne. Senza quelle, spesso il codice c’è ma non parte: vanno elencate oppure rigenerate dai servizi collegati.
Su un gestionale pretendi anche le istruzioni per avviarlo da zero: quali comandi, quale versione dei programmi, dove si regolano le impostazioni. Bastano due pagine scritte bene. Se nessuno le ha mai scritte, il passaggio costerà ore di lavoro solo per capire come è montato il progetto, e questo va messo in conto nel preventivo del nuovo sviluppatore.
Licenze e account di terzi: dove si perdono le cose
La parte che si dimentica è quella che non sta nel sito ma ci è collegata. Su crocierevelagrecia.it, il sito WordPress di cui ho raccontato la manutenzione con i numeri del prima e dopo, due voci di questo tipo sono saltate fuori durante il lavoro.
La prima era Advanced Custom Fields PRO, un plugin a pagamento tra quelli necessari al funzionamento del sito: era fermo alla versione 5.7.10 mentre era disponibile la 6.7.1, e non si poteva aggiornare senza una chiave di licenza attiva. La seconda era Google Tag Manager: il codice era nelle pagine, ma l’account collegato non era più accessibile. L’ho rimosso, e per tornare a misurare il traffico vanno creati da capo un nuovo account Google Analytics 4 e un nuovo Tag Manager.
Al di là di quel caso, il rischio vale per qualunque passaggio: una licenza comprata con l’email di chi ha costruito il sito resta legata a quell’indirizzo, e se nessuno la rinnova il plugin smette di aggiornarsi.
Per ogni plugin a pagamento chiedi chi ha comprato la licenza e con quale email. Per Analytics e Tag Manager chiedi di essere aggiunto come amministratore con il tuo account Google, per Search Console come proprietario: mai una password condivisa.
Come chiedere il passaggio senza litigare
L’ordine conta più del tono. Questa è la sequenza che consiglio:
- Compila l’inventario della prima sezione e capisci cosa ti manca.
- Manda al programmatore un solo messaggio con l’elenco completo, non dieci richieste sparse nelle settimane.
- Fatti dare prima gli accessi a nome tuo, poi il backup, poi la documentazione.
- Verifica ogni accesso entrandoci davvero, il giorno stesso.
- Solo a questo punto comunichi la fine della collaborazione e fai togliere i suoi accessi.
Il punto 5 in fondo non è sfiducia. Se cambi le password prima di avere una copia verificata e qualcosa si guasta, non hai più nulla da cui ripartire.
Se il vecchio sviluppatore non risponde e il registrante di un .it sei tu, chiedi l’authinfo al registrar e, se non risponde nemmeno lui, ti rivolgi al Registro. Per le altre estensioni le regole cambiano: chiedi al registrar. L’hosting dipende dal contratto: se l’account è a tuo nome ti rivolgi al fornitore, se è a nome suo la strada è più lunga e passa da lui. Ecco perché le intestazioni si sistemano quando non c’è nessuna fretta.
Errori comuni quando si cambia sviluppatore
- Fidarsi del “è tutto tuo”: se dominio e hosting sono intestati a lui, non è tutto tuo. Controlla i dati del registrante, non la frase.
- Ricevere le password invece degli accessi: una password condivisa è la sua, e lui può cambiarla quando vuole. Chiedi utenti tuoi.
- Chiedere il codice senza il database: su WordPress e sulla maggior parte dei gestionali i dati stanno nel database. Il codice da solo non contiene testi, utenti né ordini.
- Dimenticare la posta: se le caselle aziendali passano dallo stesso hosting, un trasloco distratto può fermare anche quelle.
- Rifare tutto per paura: non sempre serve. Con credenziali e copie complete, un progetto sano si prende in carico e si prosegue. Il rifacimento si valuta dopo, con calma, guardando il sito com’è.
Quasi tutti si evitano al momento del contratto: nella guida su come scegliere un web developer c’è la parte su cosa farsi intestare fin dall’inizio.
Domande frequenti
Il vecchio sviluppatore può rifiutarsi di darmi il dominio?
Se l’intestatario sei tu, non dovrebbe: per i .it il registrar è tenuto a darti il codice authinfo, e se rifiuta puoi rivolgerti al Registro .it. Se risulta intestato a lui, il cambio di titolare richiede la sua collaborazione. Controlla oggi quale nome compare, prima che diventi urgente.
Devo rifare il sito se cambio sviluppatore?
Quasi mai. Con una copia completa di file e database e un profilo da amministratore, chi subentra può ereditare il sito così com’è, aggiornarlo e correggere i difetti. Rifarlo ha senso quando è invecchiata la struttura, non quando cambia la persona che lo segue.
Quanto tempo serve per un passaggio di consegne?
Con un vecchio sviluppatore collaborativo e un sito WordPress normale, bastano pochi giorni: il tempo di creare gli accessi, fare un backup e verificarlo. Se manca documentazione o ci sono licenze e account da recuperare, i tempi si allungano. È una stima generale, non una regola: dipende da quante voci dell’inventario risultano “non lo so”.
Cosa devo chiedere per una web app o un gestionale?
Oltre a dominio e hosting: l’accesso al repository del codice, l’accesso al database e ai suoi backup, l’elenco delle variabili d’ambiente con le chiavi dei servizi collegati, e due pagine di istruzioni per avviare il progetto. Se l’app usa variabili d’ambiente e mancano, il codice spesso non parte anche se è tutto lì.
Il primo passo: l’inventario, prima di scrivere a chiunque
Prima di decidere qualunque cosa, compila la tabella della prima sezione e controlla chi risulta registrante del tuo dominio. Di solito basta mezz’ora, e capisci subito se il cambio sarà una formalità o una trattativa. Dopo il passaggio, la copia di sicurezza verificata diventa una voce della manutenzione ordinaria, non un evento.
Se vuoi una mano a capire cosa manca e come recuperarlo, scrivimi dalla home con l’indirizzo del sito.
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